Innanzitutto voglio ringraziare Annamaria Cordone, artista “diversamente abile” che lavora con gli Amici della comunità di Sant’Egidio. Suo è il lavoro (Pollicino a Gulu) che compare negli ultimi due degli ootto soliti secondi che documentano i miei pezzi NoMA. Suo è il lavoro che ha ispirato il mio quippresente (C08000000005) e di cui parlerò diffusamente nell’articolo che segue.
Un messaggio, una possibile interpretazione del lavoro di Pietroiusti (di cui abbiamo parlato qualche post fa, sia qua, sia in qualche altro punto che ora non ritrovo…), sta nella messa in discussione delle capacità e delle abilità che un’artista deve avere e deve far vedere di padroneggiare come risultato nella sua opera per potersi dichiarare artista. Questo è solo il primo livello di una lettura che vuole essere condotta più in là, verso la revisione delle certezze circa le proprie stesse abilità come essere umano e come gruppo di esseri umani: Noi.
Un’altro modo per giungere a riflettere su questi problemi essenziali della propria natura, un modo meno raffinato ed intellettuale se si vuole, l’ho scoperto qualche giorno fa grazie ad uno degli ultimi libri di Simonetta Lux (uno dei Luxflux Gangemi – proto-type arte contemporanea, sicuramente ne avrete visti alcuni, in ogni caso vi metto una loro immagine qui sotto: la linea grafica è uno degli aspetti migliori della collana).
Il libro si chiama SLAZAACC. Con l’arte, da disabile a persona, e racconta, analizzando il percorso artistico e biografico di 20 artisti disabili che lavorano nel gruppo de Gli Amici della Comunità di Sant’Egidio, una cosa in particolare: la possibilità che concede l’arte di esprimere ciò che Noi ancora non siamo capaci di fare costituisce allo stesso tempo la miglior definizione di arte ed il miglio lasciapassare per l’essere umano di continuare indefinitamente a de-scrivere se stesso. L’uomo non è l’insieme delle proprie abilità raggruppate, numerate ed incasellate in una scala che va da 1 a 10: l’uomo è tutto quello che ancora non siamo capaci di intendere e di fare (e forse anche di volere).
Non so se il libro lo dica esplicitamente o io ce l’abbia trovato per deformazione: ma il succo è che non basta mutare di lustro in lustro la denominazione (da handicappato a disabie a diversamente abile) è giunto il momento di scoprire e capire che ognuno di noi è a suo modo diversamente abile e che quindi l’essere diversamente abili non può essere un’etichetta perché potrebbe etichettare tutti (a proposito di tag…).
Quello che scrive Simonetta Lux può essere valido anche per NoMA, ma soprattutto per l’attività che sto portando avnti (io, Emanuele Sbardella) con Emmanuele Pilia, Lorenzo Nocerino ed altri sotto il nome di EmErgEnzE. Infatti anche noi siamo convinti che l’arte abbia uno statuto che, rispetto alla categoria sociale di “disabile” (in modo pur ambiguo), la conduce ad assumere un ruolo di promotrice di un “processo di azione liberatoria delle personalità e delle persone, misconosciute, rifiutate, umiliate nella vita e nelle attività sociali, più comuni, oppure rinchiuse, isolate, istituzionalizzate” (come scrive Simonetta Lux nell’introduzione).
Per tutta questa serie di motivi ho sentito il dovere di divulgare (conferire anche a lei un’identità NoMA.de) il messaggio di tutti attraverso la singola opera di una di “loro”: Annamaria Cordone. Nel suo Pollicino a Gulu l’artista opera un ribaltamento culturale ed una riscrittura. Ispirata alla tragedia dell’Uganda settentrionale dove – cito – “i bambini sono costretti a lasciare di notte i propri villaggi e a trasferirsi in città per sfuggire ai militari del Lord’s Resistance Army, che vorrebbero rapirli e farne bambini-soldato”, l’artista ha scritto su una tela/cornice l’incipit di una storia che potrebbe essere quella immaginata dai fratelli Grimm (se non sbaglio) ma in realtà racconta una delle tante tragedie che accadono in Africa senza dare l’impressione di riguardarci veramente.
Ho voluto diffonderla (ho fatto un Pollicino a NoMA? Un NoMA che inlcude, però, anche Annamaria) anche affinché, invece, tornassero a ri-guardarci.
Cliccate sull’immagine sottostante per vederla nelle sue dimensioni reali (o meglio, realmente ingrandite dallo scanner)


Questa è una delle migliori della serie c08. Sicuramente non perchè “impegnata”, ma perchè incastonata in qualcosa di già esistente mantenendo la propria identità di c08, rafforzando quella di Pollicino e Annamaria Cordone. Un plagio che vale un’immagine coordinata…