Not Museum of Art

Arte come scambio senza luoghi né persone

C08000000002 (T15336984993) – Quadricromia acroma, Cecchini come altro tipo di NoMA

La mia quadricromia acroma

NoMa tra neofuturismo (Cecchini) e postfuturismo (il mio).

Appiattimento del futurismo. Acromo e serializzato, il mio NoMA perde l’impatto spettacolare ricercato da Graziano Cecchini, con il mastodontico palo della pioggia che ha ricreato sulla scalinata di Piazza di Spagna.

Un’altro modo di oltrepassare il museo.

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7 commenti»

  PEJA wrote @

Bello il gioco d’ombra sulle palline, anche la variazione cromatica. Mi ricorda qualcosa di depero nelle sfumature metafisiche della parte alta della composizione. Sarà, ma la mini mostra vista il 26 ti avrà forse influenzato…
Ad ogni modo, quel Cecchetto sta rubando immagine e spazio ad EmErgEnzE… Dobbiamo farci quattro chiacchere…

  noma08 wrote @

Inizia così ad espandersi la rete.
https://noma08.wordpress.com/retemergenze/

Getta la rete!

Ma in che senso? Gettare, lanciare, o buttare?
Chissà che dietro la retorica della rete non riuscissimo a ritrovare Noi stessi, uniti davvero.

Forse la retorica vedeva lungo, me forse è ora di dismettere questa retorica per scoprire qualcos’altro.

Ehhh le ombre… Proprio ierinotte ho visto un film in cui c’era una scena straordinaria (in realtà il film è tutt’un insieme si scene straordinarie) proprio sulle ombre..
“Im Lauf der Zeit”

Ps. Ho già detto qualche articolo fa in che senso sono stato “influenzato” 😉
E poi se Depero abbia avuto qualche influenza ce l’ha sicuramente avuta nel 2001 con quella stupenda mostra al PdE…
Non saprei come catalogare quella dell’altro giorno all’Auditorum…

  apolide wrote @

Allora, secondo me: il problema di chi vuole fare arte, presupposto che

0. se non c’è un egoistico appagamento come spunto per “sprecare” parte del proprio tempo per creare qualcosa, non si fa arte

Oltre questa condicio sine qua non, il problema è a diversi livelli, dato l’inalienabile punto 0, questi sono subordinati, da non intendersi gerarchicamente assegnati (e sicuramente ne troveremo altri, nella nostra analisi):

1. scelta del medium
2. definizione della forma
3. creazione del contenuto
4. ultimo (ma non sempre ultimo) verifica di feed-back col pubblico.

Ora, il tuo lavoro utilizza un medium molto interessante: la “cacca” della società umana, il denaro. Lode, anche se c’è chi ha spinto la sua ricerca oltre l’orizzonte che tu hai definito, ponendo il danaro in rapporto diretto con il corpo, in una sorta di performance riappropriativa e ridefinitiva della sua funzione, spostando il valore di scambio del media sul piano del valore d’uso, in modo più diretto e radicale del tuo.

in merito alla definizione della forma e del contenuto: la prima nel tuo caso mi pare abbastanza “data”, il secondo è un gesto che apprezzo, in quanto forza i termini del discorso (quello dell’opera) in un ambito ad esso alieno e antistituzionale, provocatorio.

Sulla verifica di feed-back con il pubblico, sinceramente non so: non so se la ricerchi (mi auguro di sì, altrimenti la funzione di comunicazione dell’opera si estingue inevitabilemente). Ma non socome potrebbe giudicare un non-addetto il fatto di dipingere piccoli disegni su banconote. Non so se lo capirebbe. Invece, nel caso che ti ho illustrato, i termini del discorso sono talmente su piani differenti, che l’effetto shock del gesto innesca di certo una riflessione più profonda. Non so se la performance in questione è stata accompagnata da una pregressa spiegazione, ma mi pare che sia piuttosto forte.

Nulla da eccepire sul principio di far trabordare l’ergon dell’opera nel parergon, nel senso di occupare e invadere con l’arte campi non ancora esplorati, ad essa non propri, per farla entrare nella vita di ognuno.

ciao

Apo

  noma08 wrote @

Ho letto i tuoi tre commenti e, come suggerisci nel terzo, incomincio a rispondere da questo.

Devo dirti che si tratta di un ottimo commento. Intendo sfruttarlo al meglio per spiegare le molte cose che ancora non ho detto. Ma questo richiede del tempo, e quindi ora darò una risposta molto approssimativa, cui faranno seguito una serie di altri interventi sul tema (ma diluiti nel tempo perché è un periodo pieno di studi e di impegni diversi. Me ne dispiaccio, ma so che comprenderete).

innanzitutto ti ringrazio di aver citato il mio amico Cesare.

Oltre ad essere una persona che conosco piuttosto bene, è anche un artista che curo per la mostra che sto organizzando.

Conosco benissimo tutto il suo lavoro, e lo apprezzo infinitamente.

Detto questo, e dopo averti ringraziato ancora una volta per il prezioso contributo, incomincio con il premettere a mia volta che la mia non è una sfida avanguardistica verso l’estremo. Non mi vanto di essere il primo a lavorare con le banconote, figuriamoci! Ed anzi ritengo oggi dannoso basare critica e ricerca sulla sperimantazione dei materiali. Quello è necessario che ci sia, ma ancor più importante è che lo studio sul materiale (alcuni dicono “sulla natura del medium”) sia intrinecamente legata al portato contenutistico (quest’espressione non mi piace, ma vabbè…) del lavoro artistico.

Detto questo, Cesare sa del mio lavoro, e lo ha apprezzato molto (in realtà lui è al corrente di quello del 2007… ora sta in Australia e non lo sento da un po’).
Devo dire che non sono molto daccordo con i 4 punti che elenchi, ma con il punto 0 si! Assolutamente si!

E’ un po quello che mi caratterizza. Lo sforzo di una vita e di lunghe ore passate a scrutare gli uomini attraverso la filigrana di ciò che è la loro inconsapevole architettura (uso di proposito un termine caro ai frequentatori di questo blog, ma non lo faccio provocatorimente)!

I punti 1…4 non mi interessano. Anzi, sono il cuore del mio lavoro, ma tutti insieme. non mi interessano nella loro separatezza, nella loro sequenzialità.

forma, e feedback, per me, sono un tutt’uno. Il medium che ho scelto non è solo la banconota, ma anche la reazione delle persone, il loro domandarsi. Tu, che ti interessi e
commenti, sei la mia opera insieme a me (senza sminuirti, ovviamente).

Lo 0. è l’unico punto personale di tutto NoMA. La mia fatica, il mio impegno, le mie idee, il mio tempo. Ma per il resto è tutta un’omogenea rete di relazioni che si stimolano vicendevolmente. Ad esempio, io vedo come facente parte dell’opera ( e ti ringrazio per la

citazione di Derrida. Era assai calzante) anche se un domani qualcuno ne parlasse per sms
ad un amico. Allora lì qual’è il medium? Se un giorno verrò denunciato per aver commesso un atto illecito?… Anche lì. E più consapevolmente che nel caso Brancusi! Progettualmente!!

Ora devo lasciarvi. Ho delle faccende da sbrigare, e voglio tornare con maggior cognizione di causa sull’argomento che ora ho scritto di getto.

  apolide wrote @

Sono perfettamente d’accordo con te, sotto tutti gli aspetti. ‘ però necessaria una precisazione.

Ammetto che mi affascina il campo della ricerca più “spinta”. Stiamo lavorando (io e un mio amico/collega di Teramo) nel campo della media arte, con testi miei e supporto tecnico suo, mio e di mio fratello (programmatore).

Sul processo: attenzione, io ho specificato che i 4 punti dopo lo 0 sono “da non intendersi gerarchicamente assegnati”, quindi interferenze e scambi di priorià tra di loro sono impliciti e necessari, per la riuscita del lavoro. Il processo creativo non è mai lineare, anche se poi, finita un’opera questa può apparire organica e “compiuta” (ma questa è una caratteristica cui l’arte di oggi rinuncia molto volentieri), il processo che ha portato a quel punto è fatto di continui rimandi e aggiustamenti, e ciò non è (quasi mai) visibile nel risultato..

In merito alla tua ricerca con le banconote, l’unica osservazione che ti facevo era rimarcare che il processo non è esplicitamente visibile, in esso, e nemmeno il discorso concettuale che ti ha portato a scegliere quel medium e quella poetica. Ma in fondo, riflettendoci bene, hai il blog (e la comuniazione diretta, presumo) come fonte di chiarificazione ed esplicazione e quindi questo potrebbe, da apparente limite, trasformarsi in un punto di forza…

ciao

Apo

[…] a parlare di futurismo e del suo sorpassamento in senso antispettacolare con la C06 (ne parlavo qui, contrapponendo il neo-futurismo di Graziano Cecchini al post-futurismo di […]


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