Not Museum of Art

Arte come scambio senza luoghi né persone

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Altri otto secondi di NoMA

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4 commenti»

  apolide wrote @

Piaciuto… sai, stavo ripensando all’enfasi del gesto: la contingenza e l’essere effimera della tua arte è un tratto distintivo, ma la memoria vuole restare, e si diffonde viralmente.

ciao

Apo

  noma08 wrote @

Quanto mi rende felice che qualcuno rifletta sulla mia attività, e lo faccia in modo tanto pertinente.

Io ho ragionato spesso su alcune incongruenze (stavo per scrivere “0ssim0ri”) dell’arte contemporanea.

Non vorrei aggiungere nulla a quello che hai scritto, mi piace lasciare intatta la tua osservazione e mi permetto solo di aggiungere una riflessione che, nei miei pensieri, si situa a monte.

Io penso che l’artista debba scomparire. Io sto cercando di fare questo.Ma insieme all’artista dovrebbe scomparire anche l’Io, che riempie di vanitas l’opera attraverso il narcisismo del suo “creatore”.

Ora: visto che studi psicanalitici delle più diverse fazioni concordano sull’inestinguibilità di quella formazione che chiamiamo Io, credo sia altrettanto inestinguibile il paradosso di un’artista che per essere tale deve rinunciare al suo essere artista.

Visto che io da tempo rifuggo (cerco di rifuggire) da prospettive utopiste – onde evitare di cadere in un ambito metafisico di stampo pre-heideggeriano -, mi piace considerare questo aspetto ossimorico come facente parte del mio stesso lavoro. Per questo non ritengo NoMA un’operazione tesa allo sviluppo di un artista collettivo, ma, molto più miseramente, la faticosa e frustrante ricerca di un proprio annullamento.

  apolide wrote @

Ti ringrazio…

Per me l’artista, lavoisierianamente, almeno per qualche millennio (se tutto va “bene”) dovrebbe trasformarsi, scegliere il suo campo di intervento (qualunque esso sia) e lavorare per estrapolarlo, far emergere le contraddizioni del “sistema” che va a “rappresentare” o “figurare” (occhio alle virgolette, l’accezione è quanto meno ironica, non fraintendermi).

Rinunciare all’essere artista? Secondo quale definizione di artista o di arte? Il tuo lavoro è graffitistico, in un certo senso: nel senso evocativo che davano i primi artisti preistorici ai loro lavori, che rappresentavano la preda nell’atto della sua uccisione…

in merito all’annullamento, aspetto buone nuove da un mio docente (estetica) di corso abilitante. Asserisce che è possibile recuperare, in un ambito tecnologico-cratico come quello di questa epoca, una funzione catartica e misterica dell’arte, “positiva” (in senso ecologico interiore). Mi sto documentando su Derrida e Foucault, dietro sua direttiva. Ti farò sapere…

Comunque siamo molto diversi: devi essere una persona profondamente riflessiva e discreta -aggiungo- se batti questra strada di ricerca.

ciao

Apo

  noma08 wrote @

Il tuo riferimento alle incisioni e ai graffiti dei cosiddetti uomini primitivi (che poi rende esplicito anche alcuni miei riferimenti ai primitivisti in filosofia, ma non i “pittori primitivi”) è pertinente, e mi sembra possa rispondere da sé alla domanda che ponevi appena prima.
L’uomo primitivo tinteggia con colori vivi la parete umida di una caverna, impressiona la sua impressione. Egli si considera artista? Egli è artista? Forse il suo fare è – con un buon grado di approssimazione, e non certo con quelapurezza – un fare molto simile a quello di un baco che crea la sua tela.
Un ideale che l’artista che viene dichiarato o, con il tempo e l’acquisita autonomia, artista, non può incarnare.

In questo senso parlavo di una rinuncia. na rinuncia, evidentemente, paradossale.

Mi intriga la tesi di quel prof. Aspettiamo che tu ci dica altro in proposito. Anche perché non riesco a collegare i filosofi francesi che pur conosco a quello cui accennavi…

Per qnt riguarda la mia personalità.. nn so che dirti. Non sono in grado di giudicarmi. Non so quindi se sia perché rifletto male su me stesso o perché lo faccio troppo…
Tuttavia non credo di essere una persona discreta. Ma questo dovrò chiederlo alle persone che mi frequentano e che mi conoscono meglio di me.


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