Not Museum of Art

Arte come scambio senza luoghi né persone

C08000000005 (X17581903031) – Artisti abili, artisti disabili, artisti diversamente abili (artisti NoMA)

Innanzitutto voglio ringraziare Annamaria Cordone, artista “diversamente abile” che lavora con gli Amici della comunità di Sant’Egidio. Suo è il lavoro (Pollicino a Gulu) che compare negli ultimi due degli ootto soliti secondi che documentano i miei pezzi NoMA. Suo è il lavoro che ha ispirato il mio quippresente (C08000000005) e di cui parlerò diffusamente nell’articolo che segue.

Un messaggio, una possibile interpretazione del lavoro di Pietroiusti (di cui abbiamo parlato qualche post fa, sia qua, sia in qualche altro punto che ora non ritrovo…), sta nella messa in discussione delle capacità e delle abilità che un’artista deve avere e deve far vedere di padroneggiare come risultato nella sua opera per potersi dichiarare artista. Questo è solo il primo livello di una lettura che vuole essere condotta più in là, verso la revisione delle certezze circa le proprie stesse abilità come essere umano e come gruppo di esseri umani: Noi.
Un’altro modo per giungere a riflettere su questi problemi essenziali della propria natura, un modo meno raffinato ed intellettuale se si vuole, l’ho scoperto qualche giorno fa grazie ad uno degli ultimi libri di Simonetta Lux (uno dei Luxflux Gangemi – proto-type arte contemporanea, sicuramente ne avrete visti alcuni, in ogni caso vi metto una loro immagine qui sotto: la linea grafica è uno degli aspetti migliori della collana).

Slazaacc

Il libro si chiama SLAZAACC. Con l’arte, da disabile a persona, e racconta, analizzando il percorso artistico e biografico di 20 artisti disabili che lavorano nel gruppo de Gli Amici della Comunità di Sant’Egidio, una cosa in particolare: la possibilità che concede l’arte di esprimere ciò che Noi ancora non siamo capaci di fare costituisce allo stesso tempo la miglior definizione di arte ed il miglio lasciapassare per l’essere umano di continuare indefinitamente a de-scrivere se stesso. L’uomo non è l’insieme delle proprie abilità raggruppate, numerate ed incasellate in una scala che va da 1 a 10: l’uomo è tutto quello che ancora non siamo capaci di intendere e di fare (e forse anche di volere).
Non so se il libro lo dica esplicitamente o io ce l’abbia trovato per deformazione: ma il succo è che non basta mutare di lustro in lustro la denominazione (da handicappato a disabie a diversamente abile) è giunto il momento di scoprire e capire che ognuno di noi è a suo modo diversamente abile e che quindi l’essere diversamente abili non può essere un’etichetta perché potrebbe etichettare tutti (a proposito di tag…).
Quello che scrive Simonetta Lux può essere valido anche per NoMA, ma soprattutto per l’attività che sto portando avnti (io, Emanuele Sbardella) con Emmanuele Pilia, Lorenzo Nocerino ed altri sotto il nome di EmErgEnzE. Infatti anche noi siamo convinti che l’arte abbia uno statuto che, rispetto alla categoria sociale di “disabile” (in modo pur ambiguo), la conduce ad assumere un ruolo di promotrice di un “processo di azione liberatoria delle personalità e delle persone, misconosciute, rifiutate, umiliate nella vita e nelle attività sociali, più comuni, oppure rinchiuse, isolate, istituzionalizzate” (come scrive Simonetta Lux nell’introduzione).

Per tutta questa serie di motivi ho sentito il dovere di divulgare (conferire anche a lei un’identità NoMA.de) il messaggio di tutti attraverso la singola opera di una di “loro”: Annamaria Cordone. Nel suo Pollicino a Gulu l’artista opera un ribaltamento culturale ed una riscrittura. Ispirata alla tragedia dell’Uganda settentrionale dove – cito – “i bambini sono costretti a lasciare di notte i propri villaggi e a trasferirsi in città per sfuggire ai militari del Lord’s Resistance Army, che vorrebbero rapirli e farne bambini-soldato”, l’artista ha scritto su una tela/cornice l’incipit di una storia che potrebbe essere quella immaginata dai fratelli Grimm (se non sbaglio) ma in realtà racconta una delle tante tragedie che accadono in Africa senza dare l’impressione di riguardarci veramente.

Ho voluto diffonderla (ho fatto un Pollicino a NoMA? Un NoMA che inlcude, però, anche Annamaria) anche affinché, invece, tornassero a ri-guardarci.

Cliccate sull’immagine sottostante per vederla nelle sue dimensioni reali (o meglio, realmente ingrandite dallo scanner)

X17581903031 NoMA pollicino a gulu

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6 commenti»

  PEJA wrote @

Questa è una delle migliori della serie c08. Sicuramente non perchè “impegnata”, ma perchè incastonata in qualcosa di già esistente mantenendo la propria identità di c08, rafforzando quella di Pollicino e Annamaria Cordone. Un plagio che vale un’immagine coordinata…

  asakusa wrote @

Gran bel blog, mi devo mettere in pari leggendo i tuoi post, anche per capire esattamente la tua proposta (ti rimprovero però di non avermi avvertito della sua “apertura”). Grazie del blogroll (senza piaggeria, ti dico non son degno), ho fatto altrettanto.
Riporto “[…] sta nella messa in discussione delle capacità e delle abilità che un’artista deve avere e deve far vedere di padroneggiare come risultato nella sua opera per potersi dichiarare artista”. Questa è una questione che mai avevo considerato, che mai è stata posta nel mio percorso di formazione in campo storico-artistico, che magari si dà per scontata (o in positivo, io ritengo che fare arte come segno d’esistenza appartenga a tutti, indipendentemente dalle loro capacità; sia in negativo: quelli non sono artisti), che mette in campo talmente tante questioni da allargare il dibattito a comprendere i nodi essenziali dell’arte, il suo senso profondo, specie di quella contemporanea.

  noma08 wrote @

x PEJA.

Premessi ringraziamenti vari per i tuoi spunti che si rivelano come al solito molto fertili

e premesso che sono daccordo con la tua analisi in questo caso particolare, e quindi di un

reciproco implementamento di significato fra le due “opere”.

Voglio solo specificare che non è quello un mio obiettivo, non lo ricerco ogni volta. Ad

esempio, nei lavori postfuturisti (cioè qui

https://noma08.wordpress.com/2008/01/16/c08000000002-t15336984993-quadricromia-acroma/
e più recentemente qui
https://noma08.wordpress.com/2008/02/09/c08000000006-m11948649277-ancora-su-noma-come-postfu

turismo/), avviene, cerco di far avvenire proprio il contrario. Lasciando inalterato il

valore roboante di un marinetti, io cerco di ritirarmi nella contemplazione della

quotidianità più … “spicciola”.

  noma08 wrote @

x Asakusa.

Caro AsA,
non c’è proprio bisogno che tu torni su tutti i post passati. Alcuni di essi sono solo la testimonianza di uno sforzo (che pure fa parte del mio lavoro), e quindi possono risultare privi di contenuti e di interesse (un po’ come tanti video nei musei di oggi).

Se vuoi ti indico io quelli che possono essere più interessanti, ma lo farò in un secondo commento, poerché ora nn ho tempo di antologizzarmi.

Per capire meglio la natura dell’opera potresti dare un’occhiata a Welcoome to NoMA, e

commentare lì per avere maggiori informazioni e non disperderle.

Grazie per aver espresso un parere tanto positivo e per avermi rimproverato di non aver pubblicizzato a dovere l’operazione. Ti ringrazio perché mi dai la possibilità di mettere in ciaro una questione spinosa.
Se da una parte un lavoro come quello che sto portando avanti necessita della partecipazione di numerosi altri bloggher (i quali sono chimati a commentare, criticare, proporre idee e segnalare banconote con segni particolare o addirittur abanconote uscite da NoMA), ho molta reticenza nel diffonderlo per due motivi:
– ho bisogno di persone motivate, magari anche critiche, ma propositive. Reclutare gente ovunque avrebbe significato attrarre visite effimere che avrebbero approtato più confusione che collaborazione. Mantre in casi come il tuo o di Ap0, ad esempio, si tratta di legami costruiti a poco a poco con persone che credo davvero possano fornire un contributo decisivo.
– in secondo luogo ho èpaura di imporre la mia idea, o il mio esperimento. Tale imposizione è del tutto contraria, per principio, alla natura stessa dell’esperimento (il quale si basa sul volontarismo, sulla fatica volontaria ripetuta, sulla riflessione partecipata… una specie di condanna sisifica autoinflitta).

Mi viene in mente, scrivendo, e lo butto lì senza ordine, che il fattore tempo è uno di quegli elementi ai quali non avevo pensato nel progettando l’ “opera” e che invece sta venendo fuori con maggior violenza.

Poi, riprendendo l’ordine del tuo commento, non hai di che ringraziare del blogroll, ed anxi ti siamo tutti debitori, direi, per aver usato il termine “piaggeria”: è stato bello ritrovarlo!

Infine il nodo dell’abilità o della competenza dell’artista (ma in ultima analisi dell’essere umano nell’ambito del suo essere con gli uomini)… beh, come dici tu, trattasi di una questione che mette in campo tanti di quei problemi che non mi sembra il caso di affrontarli ora, e sono contento di averli suscitati in te. Ti anticipo che sto scrivendo proprio su questo tema, ed appena avrò finito ve lo posterò (anche per questo mi servono i vostri pareri; per trarre spunto dalle considerazioni di persone competenti, ma che abbiano un punto di vista- anche minimamente – alternativo rispetto al mio).

Quindi. Tirando le fila del discorso: a presto avrai
– una cartina tornasole del mio blog per leggere qualli più interessanti.
– un saggio su quest’ultimo tema (ma questo non prima di maggio).

Ps. Ti ricordo anche che ti avevo promesso, sul tuo blog (esattamente qui http://asakusa.wordpress.com/2008/01/24/due-modi-di-intendere-larte-platone-e-aristotele/), un parere su quella che io vedo come continuità fra Platone ed Aristotele (al di là dell’evidente salto). La sto scrivendo, ma chiaramente lo posterò sul tuo blog.

[…] euro, art, arte, bertrand russel, ipermedialità, noma Ieri o ieri l’altro ho usato la mia C08000000005 . La bancarella dell’usato (stavolta quella che fa angolo tra Viale dell’Università e […]

  sbardella wrote @

Riprendo questo articolo per segnalare un happening che si è tenuto oggi a Ladispoli sul tema dei diversamente abili.

Si chiama Diverse tracce, e l’ho organizzato nell’ambito di EmErgEnzE.

Siamo scesi tra la folla della Sagra del carciofo. Eravamo più di settanta persone con la stessa maglietta gialla e con lo slogan stampato: ANCHE IO SONO DIVERSAMENTE ABILE.
metra eravamo tra la folla abbiamo dipinto l’asfalto con tracce gialle, e poi abbiamo usato il palco centrale per leggere una poesia e concludere la performance.

Per saperne di più visitate il blog che abbiamo appositamente aperto.
http://diversamenteabile.wordpress.com


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