Not Museum of Art

Arte come scambio senza luoghi né persone

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D08000000013 (N42160130607) – NoMA non è un paese per vecchi

In rari fortunati casi capita che un film ci si presenti, al cinema, come esempio di quello che Perniola, in L’arte e la sua ombra, chiama “cinema filosofico” (nei commenti finali, spiegherò perché uso questa espressione).

Ancor più raro è che questo possa essere apprezzato da diverse fasce di pubblico (critici, esperti, studiosi, famiglie….); oltre, quindi, il suo essere prettamente filosofico.

Persino più raro è che ci sia la possibilità per ciascuno di apprezzarlo, ed ogni volta per un elemento diverso rispetto all’elemento apprezzato in particolar modo dallo spettatore che ha visto lo stesso film nella poltroncina al fianco della tua (elementi diversi, e magari vicendevolmente invisibili o insignificanti).

Questo è il fortunatissimo caso di No country for old men (Non è un paese per vecchi) dei fratelli Coen. L’ho visto prima in inglese, dopo averlo scaricato da eMule. Poi l’ho visto in italiano, al cinema Metropolitan su via del Corso (il giorno dopo aver presentato NoMA da Perniola) .

I biglietti, per me e per Sarah (che ringrazio per la sua mania di conservare tutti i biglietti cinematografici!), li ho comprati con la banconota D013.

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Iniziamo con i preliminari (che sono sempre necessari).

Qui potrete saperne un po’ di più sul libro da cui il film ha tratto il soggetto.

Qui, invece, potrete vedere il trailer del film.

Vi proporrò due brevissimi estratti del film. Essi includono il particolarissimo motivo per il quale interessa NoMA.

Non parlerò delle miriadi di altri motivi che rendono questo film un capolavoro, ma parlerò solo di quello inerente NoMA. Delle due scene che mi interessano. La prima è situata a 25 minuti dall’inizio del film. La seconda sta nel finale.

Procederò in questo modo.

> Estratto n. 1; link al video su youtube; riporto i dialoghi in inglese; li traduco a modo mio in italiano con brevi commenti;

> Estratto n. 2; link al video su youtube; riporto i dialoghi in inglese; li traduco a modo mio in italiano con brevi commenti;

> Commenti finali.

Iniziamo.

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.:: Estratto numero 1.


– Dialoghi in inglese

Anton Chigurh: What’s the most you ever lost on a coin toss.
Gas Station Proprietor: Sir?
The most. You ever lost. On a coin toss.
I don’t know. I couldn’t say.
Call it.
Call it?
Yes.
For what?
Just call it.
Well, we need to know what we’re calling it for here.
You need to call it. I can’t call it for you. It wouldn’t be fair.
I didn’t put nothin’ up.
Yes, you did. You’ve been putting it up your whole life you just didn’t know it. You know what date is on this coin?
No.
1958. It’s been traveling twenty-two years to get here. And now it’s here. And it’s either heads or tails. And you have to say. Call it.
Look, I need to know what I stand to win.
Everything.
How’s that?
You stand to win everything. Call it.
Alright. Heads then.

Well done.

Don’t put it in your pocket, sir. Don’t put it in your pocket. It’s your lucky quarter.
Where do you want me to put it?
Anywhere not in your pocket. Where it’ll get mixed in with the others and become just a coin. Which it is.

– Traduzione commentata

-A che ora chiudete?
-Adesso, chiudiamo adesso.
-“Adesso” non è un ora, a che ora chiudete?
-Di solito con il buio. Con il buio.

(fuori si vede che non è buio)

-Non sai cosa stai dicendo, vero?
-Signore?
-Ho detto che non sai cosa stai dicendo. A che ora vai al letto?
-Signore?
-Sei un po’ sordo? ti ho chiesto “A che ora vai al letto?”
-Circa le 9 e 30, si, direi le 9 e 30.
-Potrei tornare a quell’ora.
-Perché dovrebbe? Troverebbe chiuso.
-Già, l’hai già detto.

(il negoziante si fa coraggio e finge di aver deciso e si affaccenda per chiudere il negozio. Ma il nostro killer, rimanendo imperturbabile, non fa riuscire il suo gioco, e lo fa ripiombare nel terrore con una domanda sul suo intimo)

-Vivi in quella casa sul retro?
-Si.
-Ci hai vissuto per tutta la tua vita?
-Questo posto era del padre di mia moglie…
-Ci sei finito con il matrimonio.
-Beh, abbiamo vissuto a Temple per molti anni…Costruito una famiglia…
-Ci sei finito con il matrimonio!
-Se vuole metterla così…
-Non voglio metterla in nessun modo. E’ andata così, e basta.

-Qual’è il massimo che hai perso a testa o croce?
-Signore?
-Il massimo che hai perso a testa o croce.
-Non so, non saprei dirlo.

(il killer lancia una moneta in aria, la blocca al volo e la blocca sul tavolo coprendone la faccia con tre dita)

-Chiama (scegli): testa o croce?
-Chiamala? (Scegli?)
-Per cosa?
-Chiamala (scegli) e basta.
-Beh, da queste parti dobbiamo sapere per cosa si gioca.
-Devi chiamarla, non posso farlo io per te. Non sarebbe giusto
-Non ho puntato nulla
-Si, lo hai fatto. hai puntato tutta la tua vita. Solo che non lo spaevi.
-Sai cosa c’è su questa moneta?
-No.
-1958. ha viaggiato 22 anni per arrivare qui. Ed ora è qui. Ed è testa o croce. E tu devi decidere. Chiamala.
-Senta, io devo sapere cosa si puo vincree…
-Tutto.
-Cosa vuol dire?
-Puoi vincere tutto. Chiamala.
-E va bene. Testa, allora.

(scopre la moneta)

-Ben fatto.

(il negoziante tira un sospiro di sollievo, prende la moneta dal killer lasciata sul tavolo e fa per mettersela in tasca, come per archiviare la faccenda)

-Non metterla in tasca.
-Signore?
-Non metterla in tasca, è la tua moneta fortunata.
-E dove la metto?
-Dove vuoi, ma non in tasca, altimenti si mescola con le altre e diventerà solo una moneta!…
(sguardo di “intesa”)… Che poi è quello che è!

.:: Estratto numero 2.


– Dialoghi in inglese


Carla Jean Moss: You don’t have to do this
.
Anton Chigurh: People always say the same thing.
What do they say?
They say, “You don’t have to do this.”
You don’t.
Okay.

This is the best I can do. Call it.
I knowed you was crazy when I saw you sitting there. I knowed exactly what was in store for me.
Call it.
No. I ain’t gonna call it.
Call it.
The coin don’t have no say. It’s just you.
Well, I got here the same way the coin did.

– Traduzione commentata (in questo caso l’inglese è talemte semplice che nn mi sembra sia il caso di tradurre. Voglio solo mettere una nota alla traduzione)

Mentre in inglese si viene a creare un sottile gioco tra “chiamare” la moneta e la moneta che “dice” (e la ragazza che con ingenua razionalità dice “Ma sei tu che parli, non la moneta!”); ho vistoil film in italiano ed hanno tradotto in modo interessante con qualcosa del tipo – cio a memoria – “io sono la moneta” (anziché io dico la stessa cosa della moneta).

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.:: Commenti finali

Esso è un esempio di cinema filosofico per due motivi.

In primo luogo, «riducendo importanza al valore diegetico dell’opera», offre la possibilità ad una miriade di elementi apparentemente separati di proporsi alla riflessione ed al piacree dello spettatore. Come ho detto all’inizio, infatti, io qui tratto solo della moneta, ma il film offre miriadi di altri spunti, per una gamma amplissima di gusti e di ossessioni (perversioni?).

In secondo luogo perché è in grado come pochi altri film (tra quelli recenti mi viene in mente solo “Il grande capo”) di trasmettere – come scrive Perniola – “un sentire impersonale ed in sospensione o, per usare le parole di Wittgenstein, «un epoché colorata ed intensa»”.

Andiamo a vedere più da vicino cosa succede. Innanzitutto il film crea da subito un clima di tensione (non solo psicologica, ma anche uno stato di investigazione personale e sociale sulla moralità) che apre immediatamente la mente dello spettatore ad interrogazioni di natura filosofica.

Nello specifico delle due scene che interessano NoMA, ciò che crea sconcerto è l’attraversamento istantaneo dell’abisso tra il valore del denaro in uso ed il valore della moneta nel gioco (il film è, tra l’altro, sulla crisi dei valori). “Il denaro sta dietro a tutto ciò che si muove”, si sente dire nel film. Ma per Anton la questione trascende totalmente il denaro in sé, come ciò che tutto muove. Lui non lo fa per soldi, e nella scena finale è sin troppo chiaro. La sua è un altro tipo di razionalità. Una razionalità che non può sop-portare, non dipende da lui. Sono regole morali che diventano immorali ed incomprensibili se si incarnano in una sola persona. Lui rispetta le regole del gioco; ed il gioco regola la vita.
“Ho dato la mia parola che lo avrei fatto”
Come a dire: “Chi mi avrebbe potuto convincere a non farmelo fare (suo marito), non lo ha fatto (e, tra l’altro, non lo ha fatto in ragione di una preferenza espressa in favore dei soldi)”
“Non devi farlo, non sei tenuto a farlo” ripete la donna che sa che sarà uccisa, o meglio: sacrificata.
“Dicono tutti che non devo, che non sono tenuto, che nessuno, in sostanza, mi obbliga; ma il mio è un vero e proprio obbligo: un obbligo che può essere riassunto nel lancio di una monetina” sembra rispondere Anton.
“Questo è il massimo che posso fare: renderlo esplicito; la tua vita è un gioco, un giuoco di possibilità e di combinazioni.”
“Questo è il massimo che posso fare; ti sublimo l’idea nella forma a voi pià chiara”

“Gioca!”
“No, non voglio giocare”
“Non hai la possibilità di non partecipare al gioco!
E non sono io che dirigo il gioco”

L’identificazione con la moneta è il riportarsi in dietro verso un valore che quello monetario ha coperto con un a superficie omogenea. Si tratta di un valore imperscrutabile, senza un fine preciso, e per questo è facilmente occultato dalla chiarezza del valore di scambio rappresentato dal denaro. Il denaro ha la strada spianata per diventare il Dio che tutto muove.

Dio sta a metà strada fra il Denaro ed Agalma.

La morte di Dio si presenta come distruzione di tutti i valori, se si guarda ancora con gli occhi del valore unificato sotto la metafora del Denaro. Mentre l’aleatorietà dello scambio non accetta mediazioni categoriali, si insinua nel quotidiano, innestando l’elemento perturbante (questo è chiaro quando nella prima scena Anton allude alla vita privata del negoziante).

Incalcolabilità dei valori e incommensurabilità della vita.

 

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D08000000013 (N42160130607) – Ágalma

Martedì 11 marzo un pezzo NoMA, il D013, è stato “comprato” dal professor Mario Perniola al suo valore di mercato: 10 euro. Lo scambio è avvenuto in seguito ad una lezione del seminario in cui si è presentato il Not Museum of Art.

Una lezione durante la quale si è presentato NoMA o NoMA si è presentata?

Questa è la banconota scambiata.

Presto pubblicherò l’audio della lezione. Intanto pubblico una delle prime due cose che sono da dirsi in proposito.

Seguendo le lezioni del professor Perniola posso ad oggi dire che sono 2 i maggiori “ritrovamenti teorici” che vanno a smuovere NoMA, toccano da presso il suo interesse. Come vi ricorderete, infatti, NoMA si interessa.

Il primo ha a che fare con un classico della filosofia che egli adotta come libro di testo per l’esame di Estetica, pe ril corso triennale. Si tratta di Art as experience, di Dewey (che lui consiglia di leggere in inglese, o nella traduzione proposta dell’edizione Aesthetica).

Il secondo, invece, riguarda il cosiddetto valore premonatario che Ágalma sta a significare.

Ed è di questo che oggi vorrei parlare.

Del perché Ágalma interessa NoMA. Alla fine sarà chiaro il perché NoMA sia risultato interessante per Ágalma.

> Ágalma. La rivista di studi estetici e culturali diretta da Mario Perniola.

> Ágalma. Statua, immagine sacra e gioiello.

> Ágalma. Il valore prima della moneta.

Ecco una sezione del foglio degli appunti della prima lezione del seminario specialistico (clicca per visualizzare il foglio intero):

 

 

 

Con NoMA stavo forse cercando l’Agalma?

 

Per capire come NoMA si innesta in questo discorso, e sul discorso circa il valore dell’arte – il suo interesse – bisogna considerare questa citazione di Marx:

“La moneta non è una cosa, è un rapporto sociale.

[…] Di tutte le merci l’oro e l’argento sono le prime il cui valore sia giunto a costituirsi. Nel periodo patriacale l’oro e l’argento si contrattano ancora e si scambiano in lingotti […]. A poco a poco i sovrani se ne impadroniscono e vi appongono il loro sigillo: e da questa consacrazione sovrana nasce la moneta, ossia la merce per eccellenza.

[…] Il carattere distintivo del’oro e dell’argento deriva – lo ripeto – dal fatto che, grazie alla loro proprietà di metalli, alla difficoltà della loro produzione, e soprattutto all’intervento della pubblica autorità, essi hanno subito conquistato, come merce, la fissità e l’autenticità”

(Marx, Miseria della filosofia, capitolo 3, Applicazione della legge delle proporzionalità di valore Editori riuniti, Roma 1976, p. 70-71)

Con NoMA quindi esco dal museo (mi sottraggo all’interveno della pubblica autorità). Avendo già la storia dell’arte operato una sottrazione delll’arte dal suo valore tecnicistico; sottraendolo anche al valore istituzionale non rimane che il puro scambio.

Se NoMA cerca, quindi, Agalma, lo fa nella direzione del pro scambio, della nuda e vana ricerca dell’altro.

Nell’impossibilità di comunicare con, nell’impossibilità di sentire l’altro.

Incomunicabilità anestetica.

 

 

D08000000012 (Y13889360602)

Il dodicesimo Simmel

NoMA D08000000012 perniola