Not Museum of Art

Arte come scambio senza luoghi né persone

Archivio per noma08

D08000000020 (X28681889708)

La ventesima banconota con effige verbale dedicata a Simmel

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D08000000016 (Y09551728387) – Pedra e Pedro

Martedì ho venduto la banconota a Pedra, la ragazza di Pedro (il quale è dottorando a Tor Vergata e segue con me le lezioni di Mario Perniola).

Questo significa che la percentuale delle vendite sta pian piano aumentando rispetto alla percentuale degli scambi (casi in cui compro qls con la banconota).

Vielen Dank, Pedra(o)

D08000000016 (Y09551728387)

Il sedicesimo Simmel

D08000000015 (Y12074418316)

Il quindicesimo Simmel

NoMA


D08000000013 (N42160130607) – Testo e traduzione

Testo scritto da Simmel ed in NoMa riscritto in tedesco:

Es ist indes interessant, wie dieses psychologische Abbrechen der teleologischen Reihe nicht nur an der unmittelbaren Geldgier und dem Geize hervortritt, sondern auch an seinem scheinbaren Gegenteil, dem Vergnügen am bloßen Geldausgeben als solchem, endlich an der Freude am Besitz möglichst vieler’ Dinge, von deren specifischer Nützlichkeit, um derentwillen sie hergestellt sind, man gar nicht profitiert, sondern die man eben nur »haben« will; das Volk vergleicht diese Art Naturelle mit den Hamstern. Hierin haben wir die Stufen des teleologischen Prozesses: vernünftiger Endzweck ist doch nur der Genuß aus dem Gebrauch des Gegenstandes; die Mittel dazu sind: 1. daß man Geld habe, 2. daß man es ausgebe, 3. daß man den Gegenstand besitze; an jeder dieser drei Stationen kann das Zweckbewußtsein Halt machen und sie als Selbstzweck konstituieren; und zwar so energisch, daß jeder dieser drei Inhalte desselben maniakalisch ausarten kann. Auf der Stufe, wo das Geld zum Selbstzweck auswächst, kann es als solcher noch verschiedene Grade der psychologischen Selbständigkeit zeigen.

Tradotto in italiano:

È interessante osservare come questa “interruzione psicologica” della serie teleologica non si manifesta soltanto nell’esplicita avidità di denaro e nell’avarizia, ma anche nel suo apparente contrario, nel piacere del puro spendere come tale, nella gioia di possedere più cose possibili, non per trarre vantaggio dalla specifica utilità per la quale sono prodotte, ma solo perché si vogliono “avere”. La gente paragona queste nature ai criceti. Il fine ultimo razionale del processo teleologico non è che il piacere che deriva dall’uso dell’oggetto. I mezzi per raggiungerlo sono: 1. che si abbia denaro, 2. che lo si spenda, 3. che si possieda l’oggetto. La coscienza dei fini può fermarsi a ciascuno di questi tre momenti e costituire ognuno di essi in un fine autonomo, e per di più con tale risolutezza che ciascuno di questi contenuti può degenerare in modo maniacale. Non appena il denaro diventa fine a se stesso può mostrare ancora, in quanto tale, diversi livelli di autonomia psicologica.

 

V08000000001 (S19104447985) – Considerazioni su uno scambio apparentemente innocuo

Senza farlo apposta, ma facendolo di proposito, i 20 euro citanti Beuys sono stati scambiati per un libro, comprato in edicola il giorno stesso della “creazione” della banconota, facente parte di una collana edita dall’ Espresso sull’arte contemporanea.

Il costo del libro: 10,90 euro più costo di un settimanale che ho buttato al primo cassonetto.

La gentilissima edicolante in Via Roma ha messo da parte la mia copia, creando quello che vedete qui sotto.

L'edicolante segna il mio nome e modifica una serie artistica

Alla fine dello stringato articolo il redattore conclude:

“L’arte è libera perché non è vincolata a una forma logica, e qualunque sua espressione è adeguata, perché l’importante non è il mezzo, ma il messaggio trasmesso”

Ora, apparte il fatto che il periodo inizia con una tautologia che non ha alcun senso se intende essere una spiegazione o una descrizione del fenomeno (infatti dire che X è libero in quanto non vincolato a Y equivale a dire che X è svincolato da Y. Se l’arte è svincolata da “una forma logica”, non vedo perché parlarne utilizzando argomentazioni logiche. Questo non fa che aumentare la confusione che regna nel pubblico che giustamente protesta di fronte al luogo comune dell’arte che dovrebbe dipingere l’irrazionale. Vi rimando, per fare quattro risate leggendo le impressioni di un pubblico ingenuo e tradizionalista, ad un forum. Se avete tempo spilucchiatevi questo topic), … dicevo, apparte quello, mi importa ribadire un concetto che ritengo fondamentale.

Non è vero che ogni espressione artistica sia adeguata PERCHE’ il messaggio è quello che conta, a prescindere dal mezzo. Non si tratta di espressione, né si tratta, quindi, di messaggio. Il mezzo… è proprio il mezzo (non voglio fare proselitismo mcluhaniano…) L’elaborazione teorica e pratica sulle ragioni del mezzo rispetto all’uomo dischiude una parentesi di libertà (libertà che, a mio avviso, conduce al di là dell’espressione personale – e qui giace uno dei motivi dell’azione NoMA). Il mezzo che diventa il tutto. Questo potrebbe essere una chiave di lettura di NoMA: IL MEZZO CHE DIVENTA IL TUTTO.

Ora vorrei approfondire questo tema sulla scorta di una discussione tenutasi nel blog del buon Apo, a partire dal solito Joseph.

Innanzitutto vi riporto un’antologia delle cose che si sono dette e a cui farò riferimento.

“Commento di Michelangelo on 14 Dicembre 2007 11:54 pm

invece penso che l’arte non sia solo “carica espressiva” e definizione della stessa in quanto riconosciuta, dichiaratamente.
L’arte è frutto di espressività, emotività, ma anche tecnica, riflessione.

Commento di apolide on 15 Dicembre 2007 12:38 am

@Michelangelo: Il problema, secondo me è di carattere sociale: Può ancora l’arte dei musei, l’espressione più palese della sistematizzazione di uno status, riuscire a definire l’immaginario, le pulsioni, i fantasmi di una società complessa e in rapida trasformazione, in cui vasti strati della popolazione hanno accesso alla conoscenza, e spesso hanno un attegiamento critico rispetto a come vanno le cose?

Il problema non è tecnico, è epistemologico: cosa rappresenta l’arte, se non un feticcio da osannare come la statua crisolelefantina di Atena, protettrice della poleis ateniese, o il David michelangiolesco icona della resistenza fiorentina al nemico d’oltralpe, o le grandi tele di David, testimoni delll’influenza politicoeconomica del regime napoleonico in area europea, o l’emergere di un sentimento di lotta di classe cantato da un Fattori, o la rivendicazione del diritto ad esistere della nascente classe borghese rappresentata da Monet? Secondo me l’arte raffigura, concretizza un’idea da passare alla storia.

Commento di apolide on 29 Dicembre 2007 8:33 pm

Brancusi è riconosciuto senza probelmi come grande artista, dall’establishment culturale mondiale e mi pare emblematico il fatto che i giudici hanno motivato la sentenza non solo secondo criteri estetici classici di bellezza, ma anche secondo l’argomentazione che vi era stato un riconoscimento, uno “sdoganamento” di Brancusi da parte della comunità artistico-critica del tempo. Ed è passato quasi un secolo, da allora… non bisognerebbe starne ancora a discutere.

Commento di Michelangelo on 8 Gennaio 2008 11:08 am

Asakusa, apprezzo il tuo intervento (…)
In effetti l’arte non può prescindere dall’uomo, dunque da una concezione relativa e soggettiva, personale.

Commento di Greta on 9 Gennaio 2008 7:01 pm

Ma nel suo esperiemento c’è una precisa volontà, e c’è l’adozione di una coerenza organizzativa che fa sì che l’opera d’arte abbia ancora la propria riconoscibilità.”

L’arte non ci sta più nei musei, deborda. Perfettamente daccordo.

Ma l’arte concretizza un’idea da passare alla storia, non sono daccordo se non si puntualizza una questione. E la puntualizzazione è tanto più necessaria quanto pochi commenti dopo si legge “l’arte non può prescindere dall’uomo, dunque da una concezione relativa e soggettiva, personale”, e si sente parlare e di “coerenza organizzativa che fa sì che l’opera d’arte abbia ancora la propria riconoscibilità” senza che nessuno abbia da ridire.

La puntualizzazione concerne la demitologizzazione dell’artista… argomento di cui ho parlato commentato il blog di Pip, e che ora non ho voglia di riportare qui traducendolo… Chi avesse intenzione, se lo vada a leggere (per ora) nel mio pessimo inglese in quella sede.