Not Museum of Art

Arte come scambio senza luoghi né persone

Archivio per beuys

I percorsi dell’arte nell’immaginario

Parlando di Beuys, Emma mi aveva stimolato a tirar fuori il mio discorso sull’arte antropologica (la mia tesi triennale di 3 anni fa), e come promesso ad Apo, pubblico il capitolo di interesse. Si tratta di un file di links, ma l’unico valido, in quanto caricato online, è proprio il 2.a, quello alla fine del quale parlo di Beuys e di arte antropologica. (ma secondo me il meglio sta quando parlo della gest-azione).

Potete usare questo capitolo (il 2a. Prometeo S-catenato, o l’istruzione del Mondo) come volete. Scaricatelo dal box nero qui a fianco. Se volete citatemi (magari non come NoMA, ma con il mio noma: Emanuele Sbardella)

 

Questa è la copertina della tesi che fu:

La copertina della mia tesi del 2001

 

Questa è la sintesi che presentai a suo tempo.

Potrebbe interessarvi, prima di affrontare il capitolo in questione.

 

Buona lettura.

 

 

 

La mia tesi in sin-tesi

Tra arte ed immaginario è difficile stabilire un rapporto ; impossibile fissarlo.

Nella mia tesi ho dovuto dapprima chiarire cosa poteva intendersi per arte e cosa per immaginario. Una volta affilati i miei strumenti (grazie in particolare al supporto teorico di autori quali Heidegger, Gadamer, Benjamin, McLuhan, Abruzzese, Valeriani, Galimberti, Speroni) ho cercato di stabilire i legami che teoricamente possono intercorrere tra questi due campi, e tutte le difficoltà intermedie a questo passaggio ; a partire proprio dalle questioni derivanti dall’artificiosa separazione che abbiamo dovuto fare tra arte ed immaginario, fino ad arrivare ad aggiungere a queste, quelle del tutto particolari che vi si aggiungono nell’epoca contemporanea.

Spesso capita di sentir parlare di inoltro diretto dei valori che vengono propagati dall’arte alla coscienza collettiva (il che fa vagamente pensare alle teorie dell’ago ipodermico) e di un tipo di arte strettamente legata e determinata dalla tecnologia. L’approccio teorico di de Kerckhove, ad esempio, attinge a piene mani a quel luogo comune che vuole una trasmissione diretta arte-immaginario. Questa sua teoria, presesnte soprattutto in Skin of Culture, mi sembra carente sotto più punti di vista. Innanzitutto l’arte non è da considerarsi unicamente come un apparato di comunicazione ; secondopoi l’arte non nasce dalla tecnologia ; infine il passaggio da mondo esposto dall’opera (in senso heideggeriano) a mondo abitato come immaginario nella vita quotidiana non puo’ essere cosi’ diretto, quantomeno perché il Mondo dell’opera d’arte è accompagnato da una pro-duzione di Terra che nella vita di tutti i giorni deve essere necessariamente espunta.

Io credo che andrebbe discussa l’entità e le modalità di un’evntuale coinvolgimento della coscienza collettiva.

Nella dialettica tra Ananke e Techne (se si vuole tra Natura e Tecnica) si puo’ riscontrare come le astuzie prometeiche abbiano raggiunto tale livello da modellare la natura perdendone la concezione di orizzonte. Tuttavia l’uomo è un animale incomopleto per definizione (Ghelen) e la tecnica contribuisce a delimitare il mondo che egli stesso si trova ad esteriorizzare. In tale situazione la tecnica torna a riaffiancarsi all’arte nella sua funzione sociale. Non c’è dunque da stupirsi se l’arte, una volta ‘morta’, resusciti sotto una forma più mondanizzata.

L’immaginario si fa decentrato, e la tecnica non fa altro che disseminarlo dando a tutti la possibilità di eseguire quel rito che poggerà le proprie basi sui suoi stessi frutti : dalla crisi ecologica al museo immaginario, dal cinema alla moda, dallo Sputnik ad internet.

In un contesto in cui la tecnica viene rivalutata anche in campo artistico (contribuendo, poi, essa stessa ad una ritualizzazione dell’arte), ed un ambiente derealizzato in cui l’immaginario si basa su demitizzazioni demitizzate, faro’ mio il compito di perlustrare la natura delle mitologie contemporanee e le relazioni che sempre più intricate allacciano con la techne artistico-mediatica.

 

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V08000000001 (S19104447985) – On YouTube

Tornando su V08000000001

Questo video ha già più senso degli altri due, pur durando, come gli altri, sempre 8 secondi.

V08000000001 (S19104447985) – Considerazioni su uno scambio apparentemente innocuo

Senza farlo apposta, ma facendolo di proposito, i 20 euro citanti Beuys sono stati scambiati per un libro, comprato in edicola il giorno stesso della “creazione” della banconota, facente parte di una collana edita dall’ Espresso sull’arte contemporanea.

Il costo del libro: 10,90 euro più costo di un settimanale che ho buttato al primo cassonetto.

La gentilissima edicolante in Via Roma ha messo da parte la mia copia, creando quello che vedete qui sotto.

L'edicolante segna il mio nome e modifica una serie artistica

Alla fine dello stringato articolo il redattore conclude:

“L’arte è libera perché non è vincolata a una forma logica, e qualunque sua espressione è adeguata, perché l’importante non è il mezzo, ma il messaggio trasmesso”

Ora, apparte il fatto che il periodo inizia con una tautologia che non ha alcun senso se intende essere una spiegazione o una descrizione del fenomeno (infatti dire che X è libero in quanto non vincolato a Y equivale a dire che X è svincolato da Y. Se l’arte è svincolata da “una forma logica”, non vedo perché parlarne utilizzando argomentazioni logiche. Questo non fa che aumentare la confusione che regna nel pubblico che giustamente protesta di fronte al luogo comune dell’arte che dovrebbe dipingere l’irrazionale. Vi rimando, per fare quattro risate leggendo le impressioni di un pubblico ingenuo e tradizionalista, ad un forum. Se avete tempo spilucchiatevi questo topic), … dicevo, apparte quello, mi importa ribadire un concetto che ritengo fondamentale.

Non è vero che ogni espressione artistica sia adeguata PERCHE’ il messaggio è quello che conta, a prescindere dal mezzo. Non si tratta di espressione, né si tratta, quindi, di messaggio. Il mezzo… è proprio il mezzo (non voglio fare proselitismo mcluhaniano…) L’elaborazione teorica e pratica sulle ragioni del mezzo rispetto all’uomo dischiude una parentesi di libertà (libertà che, a mio avviso, conduce al di là dell’espressione personale – e qui giace uno dei motivi dell’azione NoMA). Il mezzo che diventa il tutto. Questo potrebbe essere una chiave di lettura di NoMA: IL MEZZO CHE DIVENTA IL TUTTO.

Ora vorrei approfondire questo tema sulla scorta di una discussione tenutasi nel blog del buon Apo, a partire dal solito Joseph.

Innanzitutto vi riporto un’antologia delle cose che si sono dette e a cui farò riferimento.

“Commento di Michelangelo on 14 Dicembre 2007 11:54 pm

invece penso che l’arte non sia solo “carica espressiva” e definizione della stessa in quanto riconosciuta, dichiaratamente.
L’arte è frutto di espressività, emotività, ma anche tecnica, riflessione.

Commento di apolide on 15 Dicembre 2007 12:38 am

@Michelangelo: Il problema, secondo me è di carattere sociale: Può ancora l’arte dei musei, l’espressione più palese della sistematizzazione di uno status, riuscire a definire l’immaginario, le pulsioni, i fantasmi di una società complessa e in rapida trasformazione, in cui vasti strati della popolazione hanno accesso alla conoscenza, e spesso hanno un attegiamento critico rispetto a come vanno le cose?

Il problema non è tecnico, è epistemologico: cosa rappresenta l’arte, se non un feticcio da osannare come la statua crisolelefantina di Atena, protettrice della poleis ateniese, o il David michelangiolesco icona della resistenza fiorentina al nemico d’oltralpe, o le grandi tele di David, testimoni delll’influenza politicoeconomica del regime napoleonico in area europea, o l’emergere di un sentimento di lotta di classe cantato da un Fattori, o la rivendicazione del diritto ad esistere della nascente classe borghese rappresentata da Monet? Secondo me l’arte raffigura, concretizza un’idea da passare alla storia.

Commento di apolide on 29 Dicembre 2007 8:33 pm

Brancusi è riconosciuto senza probelmi come grande artista, dall’establishment culturale mondiale e mi pare emblematico il fatto che i giudici hanno motivato la sentenza non solo secondo criteri estetici classici di bellezza, ma anche secondo l’argomentazione che vi era stato un riconoscimento, uno “sdoganamento” di Brancusi da parte della comunità artistico-critica del tempo. Ed è passato quasi un secolo, da allora… non bisognerebbe starne ancora a discutere.

Commento di Michelangelo on 8 Gennaio 2008 11:08 am

Asakusa, apprezzo il tuo intervento (…)
In effetti l’arte non può prescindere dall’uomo, dunque da una concezione relativa e soggettiva, personale.

Commento di Greta on 9 Gennaio 2008 7:01 pm

Ma nel suo esperiemento c’è una precisa volontà, e c’è l’adozione di una coerenza organizzativa che fa sì che l’opera d’arte abbia ancora la propria riconoscibilità.”

L’arte non ci sta più nei musei, deborda. Perfettamente daccordo.

Ma l’arte concretizza un’idea da passare alla storia, non sono daccordo se non si puntualizza una questione. E la puntualizzazione è tanto più necessaria quanto pochi commenti dopo si legge “l’arte non può prescindere dall’uomo, dunque da una concezione relativa e soggettiva, personale”, e si sente parlare e di “coerenza organizzativa che fa sì che l’opera d’arte abbia ancora la propria riconoscibilità” senza che nessuno abbia da ridire.

La puntualizzazione concerne la demitologizzazione dell’artista… argomento di cui ho parlato commentato il blog di Pip, e che ora non ho voglia di riportare qui traducendolo… Chi avesse intenzione, se lo vada a leggere (per ora) nel mio pessimo inglese in quella sede.

V08000000001 (S19104447985)

This is for Pip

Venerdì 11 gennaio ho creato e consumato la prima banconota da 20 euro, citando un Beuys del 1979.

Kunst = KAPITAL, Beuys 1979

Nei primi commenti integrerò quanto detto da Pip e da Apolide, due articoli che mi hanno offerto numerosi spunti di riflessione.

Questa è l’opera che ho messo in circolazione.

Beuys on NoMA

Joseph avrebbe approvato?